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La percentuale di persone che vivono in condizioni di povertà pur avendo un lavoro, oppure che ne sono a rischio, è in costante aumento da decenni. Si tratta di una tendenza che incide sulla stabilità economica, sulla coesione sociale e sul concetto stesso di cittadinanza dell’UE. Nel corso dei suoi tre anni di attività, WorkYP si è proposto di approfondire le radici di questo problema.
«Ci eravamo prefissi di comprendere il motivo per cui la povertà lavorativa si è radicata nei nostri mercati del lavoro ed esaminare gli approcci politici volti a gestirla», spiega Luca Ratti, coordinatore del progetto e docente associato di diritto del lavoro europeo e comparato presso l’Università del Lussemburgo. «Se un lavoratore su dieci è un “lavoratore povero”, c’è qualcosa di incrinato alla base del sistema.»
Affrontare il problema della povertà lavorativa è un obiettivo sancito dal pilastro europeo dei diritti sociali, allo scopo di garantire a tutti i lavoratori un salario equo e appropriato e tutele adeguate per tutti i tipi di occupazione.
Per far luce su questo fenomeno poco studiato (e, in alcuni Stati membri dell’UE, non riconosciuto), il progetto WorkYP ha riunito un consorzio composto da 11 partner. «Sino al 2020 le discussioni riguardanti la povertà lavorativa sono state esigue, per cui il progetto si è proposto l’obiettivo sociale di sensibilizzare l’opinione pubblica a tal riguardo e quello scientifico di realizzare un’analisi giuridica comparativa volta a combattere questo problema», spiega Ratti.
Nell’arco di tre anni, il team del progetto ha analizzato i contesti nazionali di Belgio, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Svezia, paesi caratterizzati da una posizione geografica, un sistema sociale e un ordinamento giuridico differenti. L’attenzione si è spostata dalle tendenze generali del mercato del lavoro, oggetto d’esame in studi precedenti, all’individuazione di specifici gruppi vulnerabili, rivelando una realtà preoccupante.
«Le persone vulnerabili e sottorappresentate sono trascurate dalle attuali leggi e tutele del lavoro esistenti e vengono colpite in modo sproporzionato dalla povertà lavorativa», afferma Ratti. «Volevamo comprendere ciò che la legge sancisce a loro favore: un sistema che non riesce a proteggere il 100% delle persone per cui è stato concepito, infatti, si traduce in un problema per tutti i cittadini dell’UE.»
Disparità e paradosso di genere
La ricerca ha messo in luce alcune lacune critiche nelle tutele del lavoro tra i dipendenti a basso salario in settori come il turismo e l’edilizia, nonché tra i lavoratori autonomi che non dispongono di reti di sicurezza sociale, indizi che indicano l’incapacità della legislazione di proteggere alcuni segmenti della forza lavoro.
WorkYP ha inoltre rivelato notevoli disparità nei tassi di povertà lavorativa tra paesi limitrofi: in Lussemburgo, ad esempio, quasi il 14% della popolazione attiva vive in povertà, mentre in Belgio questa percentuale si attesta al 5%. Inoltre, il progetto ha messo in evidenza il paradosso di genere, per cui le donne spesso appaiono al di sopra della soglia di povertà in base alla valutazione del reddito familiare, sebbene tuttavia si trovino in condizioni di povertà individuale.
I workshop tenuti nei sette paesi hanno contribuito a mettere in risalto le esperienze reali dei soggetti colpiti dalla povertà lavorativa, arricchendo lo studio con dati qualitativi: questi laboratori sono risultati fondamentali per raccogliere preziose informazioni sul campo, che hanno fornito informazioni utili per la ricerca svolta dal progetto.
Raccomandazioni politiche e impatto generato
Questi risultati hanno attirato notevole attenzione da parte dei politici e dell’opinione pubblica, innescando indispensabili dibattiti sulla povertà dei lavoratori. Inoltre, le raccomandazioni fornite da WorkYP hanno sottolineato la necessità di adottare misure olistiche per invertire la situazione in tal ambito.
In occasione della conferenza finale di WorkYP, queste proposte sono state presentate a Nicolas Schmit, commissario europeo per il Lavoro e i diritti sociali, e a Olivier De Schutter, relatore delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani. Tra le raccomandazioni figurano il rafforzamento dei sistemi di sicurezza sociale per tutelare i lavoratori autonomi, l’attuazione di solide normative sul salario minimo e la fornitura di un sostegno finanziario mirato alle famiglie in difficoltà, con l’obiettivo di aiutare i cittadini dell’UE a recuperare la loro fiducia nella governance pubblica.
Sebbene WorkYP sia terminato nel gennaio del 2023, la sua eredità è tuttora viva: il lavoro svolto nell’ambito del progetto è penetrato nel dibattito scientifico in un modo senza precedenti, suscitando grande attenzione da parte di ricercatori e responsabili politici europei e internazionali per quanto riguarda la povertà lavorativa, in precedenza inesistente. Il progetto ha prodotto autonomamente più di 3 000 pagine di materiale scritto, due libri e oltre 40 contributi scientifici in riviste particolarmente rinomate a livello europeo e nazionale.
Anche se la sfida al drammatico aumento e alla persistenza della povertà lavorativa in Europa può essere di lunga e difficile risoluzione, WorkYP è riuscito a sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica, fornendo gli strumenti per affrontarla.