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Senza forti garanzie sociali, il Green Deal europeo potrebbe inavvertitamente aggravare le disuguaglianze sociali, in particolare per le famiglie a basso reddito e le comunità vulnerabili.
«Ciò potrebbe far sì che i gruppi emarginati, come le donne e gli immigrati, si trovino ad affrontare un accesso limitato alle opportunità verdi, mentre subiscono il peso dell’esposizione a rischi di maggiore entità; a un altro livello, invece, potrebbe determinare l’esclusione di alcune persone dal processo decisionale», spiega Antti Tahvanainen, funzionario scientifico presso la Fondazione europea della scienza (FES) e coordinatore del progetto ACCTING.
ACCTING è nato da una ricerca che ha rivelato i dettagli di queste disparità, tra cui il fatto che, mentre le aree più ricche potrebbero beneficiare degli investimenti verdi, le regioni che dipendono dalle industrie dei combustibili fossili potrebbero andare incontro a perdite di posti di lavoro e le comunità rurali al rischio di essere escluse dalle opportunità messe a disposizione a causa dell’inadeguatezza delle loro strutture.
I risultati ricavati da ACCTING vanno al di là dell’analisi strutturale, mettendo in luce il modo in cui i processi di progettazione e attuazione della transizione verde possano effettivamente rafforzare l’esclusione socio-economica.
«Quando i gruppi vulnerabili non hanno accesso alle risorse, alle reti e all’azione e quando le soluzioni presuppongono una pari capacità di agire, cosa che spesso non accade, le politiche spesso riproducono o aggravano le disuguaglianze. Il nostro lavoro mette in luce il modo in cui questo presupposto compromette la promessa del Green Deal di non lasciare indietro nessuno», aggiunge Sofia Strid, docente presso l’Università di Göteborg.
I ricercatori chiedono una transizione verde più inclusiva, partecipativa e sensibile alle realtà intersezionali, come quelle legate a genere, reddito, età, etnia e disabilità.
Soluzioni di base per generare un impatto duraturo
ACCTING ha innanzitutto lavorato nell’ambito di una rete di esperti nazionali al fine di mappare 700 iniziative verdi di base in 34 diversi paesi e identificare le più promettenti. Per fondare il progetto su pratiche reali ed esperienze vissute, sono state inoltre condotte interviste con 400 persone emarginate in 13 nazioni differenti.
«Volevamo assicurarci che le persone più interessate dalle politiche verdi aiutassero a individuare i fattori che contribuiscono all’adesione alla transizione verde da parte della gente comune e quelli che la ostacolano», spiega Strid.
Il risultato sono stati otto filoni di ricerca tematici che hanno coinvolto 41 studi sperimentali volti a valutare le modalità attraverso cui l’intersezione tra comportamenti, disuguaglianze e politiche in materia di Green Deal influenza il successo di queste iniziative, ad esempio esaminando le barriere all’accesso ad alimenti sani poste dinanzi a soggetti che provengono da contesti a basso reddito, madri single, genitori che lavorano, migranti o minoranze etniche.
Al tempo stesso, studi aperti e laboratori di co-creazione partecipativa che hanno coinvolto la società civile, gruppi comunitari e responsabili politici hanno collaudato una serie di opzioni selezionate.
Ciò ha portato allo svolgimento di 10 azioni pilota europee concepite per i gruppi vulnerabili, il cui fine era quello di testare gli obiettivi fissati dal Green Deal, che si sono incentrate su svariate questioni, tra cui l’energia, la mobilità, l’alimentazione e la gestione dei disastri.
Ad esempio, al fine di migliorare la resilienza alle catastrofi è stato istituito il progetto pilota «Dialogo e azione contro gli incendi boschivi», nell’ambito del quale piani di preparazione agli incendi progettati congiuntamente con le comunità locali hanno beneficiato delle conoscenze locali.
«La progettazione di iniziative ecologiche con i gruppi emarginati non solo incrementa la partecipazione, ma stimola anche un cambiamento comportamentale d’impatto, puntando a soluzioni in grado di divenire davvero sostenibili», afferma Tahvanainen.
Verso l’implementazione di politiche più eque e inclusive per la transizione verde
Il lavoro svolto nell’ambito di ACCTING offre spunti di riflessione per l’elaborazione di politiche volte a promuovere la transizione verde, come la strategia di adattamento dell’UE e la strategia «dai campi alla tavola», oltre allo stesso Green Deal, che siano eque, inclusive e, in ultima analisi, efficaci.
Tra le possibilità citate dai ricercatori figurano comunità energetiche e programmi di mobilità sostenibile sostenuti da sovvenzioni, iniziative di alimentazione urbana e biodiversità supportate dalle autorità locali attraverso orti comunitari e volontariato con partecipazione dei cittadini e dei giovani.
«Le politiche non devono solamente rispecchiare le problematiche intersettoriali nella loro progettazione per garantire una partecipazione diffusa, ma devono anche integrare gli indicatori di giustizia sociale nei quadri di valutazione», osserva Tahvanainen. «Inoltre, dovrebbero fornire un sostegno finanziario e di consulenza mirato per consentire di apportare un cambiamento comportamentale.»
I risultati ottenuti da ACCTING, disponibili pubblicamente, stanno già contribuendo a definire le valutazioni d’impatto delle politiche attuate nel quadro del Green Deal: la strategia e il piano d’azione per il clima della municipalità svedese di Örebro sono stati sviluppati con il contributo del progetto, mentre all’inizio del 2025 un nuovo regolamento adottato dal Comune di Roma ha stabilito che solo le comunità energetiche e solidali in grado di promuovere l’inclusione sociale possono beneficiare di un sostegno.
