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Research and Innovation

Occhi e orecchie tecnologici migliorano la velocità e la sicurezza delle squadre di primo intervento

©topten22photo #372167028 | source: stock.adobe.com
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In caso di disastro ogni secondo conta, ma la scarsa visi-bilità, i detriti pericolosi e i guasti alla rete possono ral-lentare le operazioni di soccorso. Gli strumenti di realtà aumentata sviluppati dal progetto RESCUER, finanziato dall’UE, migliorano i sensi degli operatori di primo in-tervento e la loro capacità di intervenire anche sotto pressione.

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Le emergenze possono verificarsi rapidamente in ambienti imprevedibili e complessi. Per gli operatori di primo intervento, come i vigili del fuoco, i paramedici e le squadre di soccorso, ogni secondo è importante e ogni decisione può fare la differenza tra la vita e la morte.

Coordinata dai ricercatori del Politecnico di Madrid e guidata da Federico Alvarez, l’équipe di RESCUER ha collaborato con partner di tutta Europa, compresi i servizi di emergenza e i reparti tecnici di nove Paesi. L’obiettivo era aumentare la sicurezza e la velocità operativa degli operatori di primo intervento e rendere più accessibili a questi lavoratori tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale (IA) e l’Internet delle cose (IoT, Internet of Things).

Strumenti più intelligenti, salvataggi più rapidi

Tra le innovazioni più sorprendenti di RESCUER c’è un casco intelligente che offre agli operatori una visione aumentata. Dotato di videocamere termiche e di un sistema di riconoscimento degli oggetti con IA, consente di orientarsi in ambienti invasi dal fumo o strutturalmente instabili e di localizzare i sopravvissuti in tempo reale.

«Grazie alle telecamere termiche e all’intelligenza artificiale, i soccorritori possono distinguere tra animali, oggetti inanimati e persone anche quando la visibilità è prossima allo zero», spiega Alvarez. Diversamente dai display termici classici, il sistema identifica e classifica gli obiettivi per prendere decisioni più rapide e informate.

Il casco intelligente permette anche di monitorare i segnali biologici come lo stress e il carico cognitivo, per la sicurezza dei soccorritori. Se i livelli di stress raggiungono un picco pericoloso o in caso di sovraccarico cognitivo, il sistema allerta le altre squadre prima che la situazione si aggravi. Gli strumenti di ascolto ambientale aumentato riducono il rumore, amplificando i suoni importanti come le grida d’aiuto o i rumori strutturali, per guadagnare minuti essenziali per aiutare chi è in pericolo.

Un secondo dispositivo, il radar Sign of Life, rileva i piccoli movimenti come il respiro umano dietro le pareti o gli spostamenti dei detriti. Il sensore è abbastanza compatto da poter essere agganciato a una cintura e aumenta le probabilità di localizzare i sopravvissuti dopo un crollo. Le prime prove sul campo dimostrano che il radar potrebbe accelerare nettamente i soccorsi nelle aree colpite da terremoti, nelle foreste e nei disastri urbani.

Nessun segnale? Nessun problema

Nelle zone colpite da calamità spesso mancano le infrastrutture di comunicazione fondamentali per le moderne tecnologie. RESCUER ha quindi creato una soluzione indipendente: il casco intelligente, il radar e gli altri strumenti non si appoggiano alle reti mobili, un vantaggio essenziale nelle aree montane, nelle gallerie o in zone remote con connettività minima o inesistente.

Anche la metodologia di RESCUER è particolare. Invece di progettare le tecnologie in modo isolato, l’équipe ha collaborato con gli operatori di primo intervento di nove Paesi. Nelle esercitazioni come Live My Life, tutti i ricercatori hanno lavorato in scenari realistici, indossando l’equipaggiamento completo e sottoponendosi allo stesso addestramento degli utenti finali. Hanno potuto quindi constatare direttamente le esigenze fisiche e mentali di chi lavora in emergenza.

L’esperienza ha aiutato anche a perfezionare gli strumenti rendendoli pratici, leggeri e resistenti agli stress psico-fisici delle emergenze. «Ci siamo allontanati da un modello tradizionale spinto dalle tecnologie», afferma Alvarez, «puntando sull’uso effettivo e sulle esigenze degli utenti».

Verso la commercializzazione

Diverse tecnologie di RESCUER, tra cui il casco intelligente, sono prossime alla commercializzazione. Vari soggetti hanno dimostrato interesse, non solo tra i servizi di emergenza, ma anche nell’industria mineraria, nell’edilizia e nella difesa. Theon International, un partner del progetto, ne sta guidando lo sviluppo per applicazioni più ampie: i primi prodotti dovrebbero arrivare sul mercato entro l’anno.

Alcune organizzazioni di immediato intervento in Europa stanno già valutando i prototipi sul campo. Il loro riscontro permetterà di perfezionarne gli ultimi aspetti prima della distribuzione su larga scala.

RESCUER ha prodotto strumenti tangibili e adatti all’uso reale, che possono salvare vite e ridurre i rischi per chi si mette in pericolo per aiutare gli altri. Come spiega Alvarez: «Abbiamo applicato le tecnologie finanziate dai contribuenti nelle situazioni più critiche.»

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Dettagli del progetto

Acronimo del progetto
RESCUER
Progetto n.
101021836
Coordinatore del progetto: Spagna
Partecipanti al progetto:
Austria
Francia
Germania
Grecia
Italia
Portogallo
Slovacchia
Spagna
Regno Unito
Costo totale
€ 6 984 803
Contributo dell'UE
€ 6 984 803
Durata
-

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