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Research and Innovation

Due case, una famiglia? Come i minori affrontano l’affidamento condiviso

©trattieritratti #301352755 | source: stock.adobe.com
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Sempre più genitori divorziati condividono la cura dei figli, ma sappiamo ancora poco sugli effetti che questo ha sui minori. Il progetto MobileKids, finanziato dall’UE, ha indagato come i minori si adattano alla vita in più case. I risultati stanno già influendo sulle politiche familiari, ma offrono anche nuovi spunti per aiutare gli adulti ad affrontare un mondo sempre più imprevedibile.

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In Europa il numero di minori che vive in affido condiviso è in aumento, sebbene vari notevolmente da un Paese all’altro. In Belgio, un figlio su tre di genitori divorziati si alterna tra i due nuclei familiari, mentre in Italia solo circa un minore su 20 vive in questo modo.

«Sempre più spesso i Paesi incentivano gli accordi che consentono a entrambi i genitori di partecipare alla vita dei figli dopo la separazione. Allo stesso tempo, però, permane una visione piuttosto negativa dell’impatto di questo tipo di affidamento sui minori», afferma la coordinatrice del progetto, Laura Merla, docente di sociologia presso l’Università Cattolica di Lovanio in Belgio.

Attualmente sappiamo molto poco su come i minori vengono socializzati in questo ambiente, come si adattano a tale mobilità e che ruolo svolgono nell’organizzazione quotidiana della propria vita.

La vita in un arcipelago

Il progetto MobileKids, sostenuto dal Consiglio europeo della ricerca, ha condotto una serie di indagini sull’impatto della multilocalità. Il gruppo di ricerca ha svolto un’analisi politica della multilocalità in Belgio e in Italia, ha condotto interviste con i genitori dei minori e ha svolto uno studio qualitativo approfondito delle esperienze dei minori che hanno vissuto in questa situazione per almeno un anno.

Di particolare interesse è stato il modo in cui i minori in affidamento condiviso creano un senso di stabilità per se stessi, ad esempio portando con sé oggetti familiari da una casa all’altra o sviluppando rituali come il cambiarsi d’abito al momento dell’arrivo.

L’équipe di Merla ha scoperto che gli oggetti simbolici lasciati negli spazi comuni sono importanti per i minori, perché li aiutano a percepire di essere stati parte della famiglia anche quando erano lontani. «È molto importante che i figli abbiano il loro spazio, specialmente se sono adolescenti. Ma il problema è che non sono mai sicuri che questi spazi siano rispettati quando se ne vanno», aggiunge Merla.

MobileKids ha anche svelato come i bambini affrontano un ambiente domestico composto da due famiglie gestite in modo diverso. «Nel progetto abbiamo usato una metafora mutuata dalla geografia sociale: l’idea che i minori vivano in un arcipelago e che ogni luogo di residenza sia un’isola, a volte molto diversa dall’altra.»

I minori devono quindi navigare in spazi diversi, che possono avere regole e limiti differenti. Ad esempio, possono essere costretti a portare di nascosto i loro oggetti preferiti se un genitore non permette di fare entrare in casa gli oggetti dell’ex partner: una situazione che Merla definisce “isola fortezza”.

Orientamenti per le politiche familiari

I risultati del progetto MobileKids vengono diffusi attraverso una serie di iniziative, tra cui seminari, conferenze e uno spazio espositivo virtuale, che contribuiscono ad arricchire il quadro di questo modello familiare sempre più diffuso. Merla aggiunge che avvocati e giudici stanno iniziando a usare il vocabolario delle isole per comprendere le modalità di vita richieste dai genitori separati e il potenziale impatto di un’isola chiusa o aperta sui minori.

«Sono stata contattata un paio di volte da genitori in procinto di divorziare, che mi hanno chiesto una consulenza», racconta Merla. «Io non mi occupo di questo, ma è un segno che i risultati della mia ricerca stanno davvero diventando di dominio pubblico.»

Con l’aiuto del Ministero della Federazione Vallonia-Bruxelles per il sostegno ai giovani, un fumetto sviluppato dal progetto sulle dinamiche della multilocalità sarà condiviso con gli operatori familiari che lavorano con i minori.

Secondo Merla, le lezioni apprese nel corso del progetto possono trovare un’applicazione ancora più ampia, dal momento che la nostra vita adulta è sempre più caratterizzata da una grande mobilità: non ci aspettiamo più di vivere in un unico luogo, di collaborare con una sola persona o di lavorare per un unico datore di lavoro per tutta la vita. «La mobilità è diventata una sorta di norma, e abbiamo bambini che fin da piccoli vivono in mobilità», spiega l’autrice. «Quindi si tratta di un caso interessante per capire il tipo di risorse che usano, le difficoltà che possono incontrare e come rispondono o reagiscono a queste difficoltà.»

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Dettagli del progetto

Acronimo del progetto
MobileKids
Progetto n.
676868
Coordinatore del progetto: Belgio
Partecipanti al progetto:
Belgio
Costo totale
€ 1 499 312
Contributo dell'UE
€ 1 499 312
Durata
-

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